Il 5G è ormai realtà anche in Italia dove è partita in parecchie città la sperimentazione. Insieme alla diffusione di questa nuova tecnologia si sono immediatamente fatte strada una serie di domande in una parte dell’opinione pubblica, relativamente alla pericolosità delle radiazioni emesse dalle nuove reti di cellulari. In questa guida andremo a scoprire se il 5G fa male alla salute, cercando di fare chiarezza sulle numerose teorie che circolano a riguardo.

Il 5G fa male alla salute? Facciamo chiarezza

Anche in Italia, come in tanti altri paesi si stanno diffondendo timori e studi sugli effetti negativi della tecnologia 5G, arrivando in alcuni casi anche ad interessare la politica. Addirittura alcuni sindaci si sono rifiutati di installare sul suolo del proprio comune antenne 5G, oppure come avvenuto in alcuni casi di cronaca sono gli stessi cittadini ad incendiare le antenne 5G (o in alcuni casi erroneamente anche quelle 3G e 4G).

La situazione in Italia è all’ordine del giorno, tanto che il Codacons ha presentato a 104 procure della Repubblica un esposto per chiedere di aprire delle indagini per accertare o meno rischi concreti per la salute dei cittadini. Sulla base dello stesso principio l’associazione dei consumatori italiani ha inviato una lettera a migliaia di sindaci italiani, sconsigliando l’installazione di antenne 5G come principio precauzionale.

Il 5G fa male alla salute

Intanto con il diffondersi del coronavirus Sars-Covid-2 sono venute fuori numerose teorie secondo le quali le onde emesse dalle antenne 5G sarebbero capaci di veicolare il virus, o di modificare l’organismo umano rendendolo più predisposto all’insorgere dell’infezione.

Per tutti questi motivi gli esperti di tutto il mondo si stanno impegnando in questi mesi per capire se ci sono davvero rischi per la salute delle persone mentre praticamente in tutto l’occidente si sperimenta ed implementa questa tecnologia. Come accade per ogni interrogativo legato alla salute è sempre bene dare ascolto al parere degli esperti ed è per questo che abbiamo deciso di scrivere questa guida, per aiutare le persone a comprendere quale sia la reale portata del problema.

5G e tumori: il parere degli esperti

Una delle principali accuse mosse all’avvento della tecnologia 5G è che l’esposizione alle onde elettromagnetiche prodotte dalle antenne sarebbe capace di sviluppare tumori nella popolazione. Lo stesso dubbio ed interrogativo, in realtà, è stato espresso da parte della popolazione anche in passato relativamente alle onde del segnale Wi-Fi, 3G e 4G.

L’Istituto Superiore di Sanità, dopo aver discusso a lungo sul problema ed aver analizzato nel dettaglio tutte le prove, ha rilasciato un report per esprimersi sui rischi del 5G in relazione alle malattie neoplastiche, dal titolo: “Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche”.

Secondo quanto espresso dall’Istituto Superiore di Sanitò non ci sono correlazioni dirette tra l’insorgenza di tumori e l’uso delle tecnologie mobili (compreso il 5G). Nel rapporto è precisato tuttavia che in relazione alle future reti 5G non ci sono al momento previsioni sui livelli ambientali di RF associati allo sviluppo dell’internet delle Cose. Che certamente le emittenti aumenteranno in numero ma che avranno delle potenze medie inferiori rispetto a quelle degli impianti attuali e che quindi la rapida variazione temporale dei segnali dovuta al beam-foming (irradiazione indirizzabile verso l’utente) porterà ad una riduzione ulteriori dei livelli medi di campo nelle aree circostanti.

A destare interesse relativamente a possibili rischi per la salute è certamente il calore prodotto dalle onde radio nei tessuti del corpo umano dovuto alla capacità delle stesse di penetrare attraverso la pelle e scatenare delle vibrazioni nelle molecole cariche elettricamente.

Il 5G però ha delle onde molto più piccole installate su un numero maggiore di impianti radio, quindi rispetto ai suoi predecessori ha una potenza di trasmissione molto più bassa e quindi anche meno nociva per la nostra salute. Mettendo a confronto utilizzatori di smartphone e non utilizzatori è stato possibile scoprire che non ci siano correlazioni dirette tra l’insorgenza di malattie neoplastiche al cervello e l’uso di dispositivi mobili. Secondo i dati in nostro possesso ad oggi non ci sono quindi dubbi, l’Istituto Superiore di Sanità conferma che non esistono prove scientifiche per decretare che il 5G sia nocivo per l’uomo.

Bisogna anche dire che la pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità non sembra aver convinto il Codacons che ha bocciato pubblicamente l’indagine denunciando gli interessi delle multinazionali che operano sul 5G e lo stesso Istituto Superiore di Sanità. Secondo il Codacons infatti esistono numerosi studi che dimostrerebbero come le onde elettromagnetiche prodotte dai cellulari abbiano una potenzialità cancerogena.

Vi consigliamo di leggere questa guida per scoprire la differenza che c’è tra 3G, 4G e 5G.

Cosa lo renderebbe pericoloso?

Andiamo adesso ad analizzare perché rispetto alle precedenti generazioni di reti, il 5G dovrebbe essere più pericoloso secondo i suoi detrattori. Il 5G utilizza le nuove frequenze a onde millimetriche per consentirci di usare il cosiddetto “Internet delle Cose”, cioè per consentirci di vedere video in qualità ultraelevata ed ad altissima velocità.

5G e Internet delle Cose

Queste nuove frequenze per poter funzionare devono portare alla creazione di celle molto più piccole in dimensioni ma molto più grandi in numero nelle nostre città. Chi sostiene che il 5G sia pericoloso ritiene che la sua pericolosità risieda proprio nella frequenza delle onde elettromagnetiche che rispetto alle reti precedenti (2G, 3G, 4G) sarebbe più elevata.

Proprio perché capace di traportare più energia la rete 5G, secondo i suoi detrattori, causerebbe degli effetti negativi sull’uomo. La presenza inoltre di un elevato numero di antenne, necessarie affinché le onde del 5G arrivino ai dispositivi, porterebbe le persone a vivere a contatto stretto con le radiazioni.

Per capire se tutte queste preoccupazioni siano o meno fondate è il caso di controllare cosa ci dicono gli studi più diffusi.

Cosa ci dicono gli studi

Come detto precedentemente secondo quanto affermato dall’evidenza scientifica le frequenze del 5G hanno una capacità di penetrazione scarsa. Questa proprietà è ovviamente valida anche per i tessuti biologici e quindi anche nel caso in cui un’antenna si trovi piuttosto vicina a non le onde da essa emesse non sarebbero capaci di penetrare gli strati superficiali della pelle.

Le onde elettromagnetiche utilizzate per il funzionamento di qualsiasi rete di telecomunicazioni hanno delle frequenze troppo basse per provocare effetti ionizzanti sul corpo umano. L’unico effetto che queste potrebbero invece provocare è il riscaldamento.

Gli studi che si sono occupati di stabilire la pericolosità del 5G sono molteplici, recentemente l’Istituto Ramazzini e il National Toxicology Program hanno effettuato degli esperimenti sui topi dimostrando che l’esposizione dei ratti alle onde elettromagnetiche su frequenze usate da 2G e 3G aumenterebbe il rischio di tumore. Gli studi stessi, tuttavia, specificano che gli stessi effetti non possono essere riflessi sugli esseri umani, questo perché le potenze assorbite dai topi durante l’esperimento sono ben maggiori rispetto all’uso del cellulare.

Nonostante il panico che si è diffuso intorno al 5G infatti, al momento non esistono dati precisi che confermino che questa nuova tecnologia abbia effetti dannosi per la salute. In generale tuttavia sembra possibile escludere scenari allarmanti, questo perché ad oggi non esistono prove, indizi o studi corredati di ricerche ed argomentazioni che affermino che il 5G sia pericoloso per la salute.

Anzi, l’Istituto Superiore di Sanità ha chiarito che le caratteristiche delle nuove antenne 5G, allo stato attuale, rappresentano un pericolo per la salute ancora più remoto rispetto alle attuali tecnologie (3G, 4G). L’Iss ha infatti ricordato che non esistono al momento linee guida internazionali che evidenzino dei rischi certi collegati alle antenne cellulari, questo perché le potenze assorbite nella realtà non sono paragonabili a quelle utilizzate in laboratorio sui ratti.

Cosa ci dicono gli studi

Dello stesso parere è la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (Icnirp), riconosciuta dall’OMS. Icnirp si è espressa sul tema descrivendo come poco significativi gli studi sui ratti visto che non riguardano precisamente lo studio di frequenze 5G ma valutano soltanto i rischi causati da una prolungata esposizione ai campi elettromagnetici.

In poche parole, ad oggi non sono stati evidenziati dei rischi sanitari connessi all’uso di onde radio se mantenuti ai livelli consentiti dalle normative. Certo con una certa prudenza l’IARC ha classificato l’esposizione ad onde radio per gli utilizzatori di cellulari come “possibile cancerogeno” ma il discorso non si estende ai ripetitori dedicati alla telefonia.

Il 5G infatti non cambia in modo sostanziale i livelli di esposizione a cui sono esposti gli individui, pur presentando delle differenze rispetto alle tecnologie precedenti. In tal senso infatti è da considerare un passaggio importante quello di coinvolgere la società civile nella definizione delle regole, in modo coscienzioso ed informato.

La nuova rete 5G ha un’architettura caratterizzata da una densificazione di impianti che hanno diverse frequenze, in modo da rispondere alle esigenze di connettività di ognuno. Al contrario di quanto si possa pensare, tuttavia, questo scenario non comporta un aumento di emissioni elettromagnetiche ma anzi, proprio grazie all’aumento del numero degli impianti si assisterà ad un’emissione più bassa da parte di ogni antenna per poter coprire la stessa area, arrivando ad una distribuzione dell’energia senza picchi ma più uniforme.

Bisogna poi considerare che la nuova tecnologia 5G si basa su antenne adattative estremamente innovative che sono caratterizzate non più da un’emissione costante di potenza in tutte le direzioni ma bensì da un’emissione adattativa in base a quante sono le utenze da servire.

Anche la statunitense FCC ha confermato che al momento non esistono prove scientifiche che stabiliscano un nesso causale tra l’uso di dispositivi wireless e l’insorgenza di tumori o di altre malattie.

5G e Coronavirus: una correlazione che ha senso?

Con la diffusione del Sars-Cov-2 hanno iniziato a correre sui social numerose notizie in cui viene associata l’esplosione dell’epidemia allo sviluppo e l’implementazione delle reti 5G. Insomma secondo queste voci incontrollate che circolano sui social e che purtroppo sono ritenute da molti utenti affidabili.

Una delle teorie più accreditate in tal senso parla di una vera e propria cospirazione. Alla base di questa teoria c’è l’idea che il 5G possa indebolire il sistema immunitario, aiutando il virus a diffondersi. Queste teorie si sono molto diffuse sui social network, su WhatsApp e su vari siti dedicati ai complotti.

Correlazione 5G e Coronavirus

I post che si occupano di questa tematica hanno spesso toni allarmistici ma sono completamente privi di basi scientifiche. Tuttavia questi contenuti, anche sfruttando l’onda emotiva causata dalla pandemia, hanno avuto molto successo e sono stati condivisi da molte persone.

I primi post sul tema hanno iniziato a girare negli Stati Uniti tramite Facebook, già alla fine di gennaio, quando questa epidemia riguardava ancora soltanto la Cina. Successivamente questo genere di post si sono diffusi di pari passo con la pandemia negli altri paesi.

Secondo questa teoria, come detto, le onde radio emesse dagli emettitori 5G sarebbero capaci di abbassare il sistema immunitario delle persone. La teoria complottista si basa sulla notizia che Wuhan sia stata la prima città del mondo a essere coperta dal 5G e che la prima regione europea ad avere il 5G sia stato il nord Italia, due delle zone più colpite dal coronavirus.

Prima di tutto per smentire questa notizia basta constatare che nel corso degli ultimi anni le sperimentazioni per il 5G hanno interessato numerose zone di tutto il mondo, non soltanto Wuhan e l’Italia settentrionale.

In Italia per esempio, le reti 5G sono state testate in numerose città: Matera, Bari, L’Aquila, Prato, tutti luoghi in cui non c’è stata una diffusione nemmeno lontanamente paragonabile a quella di Wuhan o della Lombardia.

Per finire bisogna poi aggiungere che il coro degli scienziati e degli esperti in telecomunicazioni è unanime nel definire queste affermazioni come totalmente prive di fondamento. Ad esempio il sistema immunitario umano può risentire di periodi di notevole stress o di diete poco equilibrate, tuttavia queste variazioni non sono estremamente importanti, anche se possono in qualche modo influire sullo stato di salute generale, esponendo così l’individuo a un maggior rischio di ammalarsi.

Tuttavia non c’è alcuna prova che le onde radio del 5G abbiano qualsiasi tipo di influsso sul sistema immunitario umano, anzi, le diverse ricerche effettuare nel corso degli anni sulle tecnologie cellulari e la loro interazione con l’organismo umano non hanno evidenziato nessun danno al sistema immunitario.

Si può quindi dire senza alcun dubbio che la teoria che associa il 5G ed il coronavirus, sia totalmente priva di fondamento.

  • Post author:
  • Post category:Rete
  • Post last modified:9 Maggio 2020
  • Reading time:11 min(s) read