Come si fa lo SPID: richiesta e attivazione
18/06/2026
Ottenere un'identità digitale certificata è diventato, nel corso degli anni, un passaggio obbligato per chiunque debba interagire con la pubblica amministrazione italiana, accedere ai propri referti sanitari online, consultare la propria posizione previdenziale o compilare una dichiarazione fiscale senza recarsi fisicamente agli sportelli. Lo SPID — Sistema Pubblico di Identità Digitale — rappresenta la chiave di accesso unificata a questi servizi, un'infrastruttura che permette di autenticarsi su portali pubblici e privati con credenziali personali rilasciate da soggetti accreditati, chiamati Identity Provider. Chi si trova a dover fare lo SPID per la prima volta scopre che la procedura, pur non essendo complessa, richiede attenzione in alcuni passaggi specifici che spesso non vengono spiegati con sufficiente chiarezza nelle guide ufficiali.
La natura stessa del sistema prevede una pluralità di percorsi: non esiste un unico sportello né un'unica modalità di attivazione, ma una rete di operatori privati — Aruba, InfoCert, Intesa Sanpaolo, Namirial, Poste Italiane, Register, Sielte, TIM, Lepida — ognuno con i propri flussi, i propri costi (in alcuni casi nulli, in altri a pagamento) e i propri strumenti di verifica dell'identità. Scegliere l'Identity Provider giusto in base alle proprie esigenze, alla documentazione disponibile e alla modalità di riconoscimento preferita è il primo punto critico di tutto il processo. Una scelta fatta senza informarsi può tradursi in un'attivazione più lenta, in costi evitabili o in incompatibilità con gli strumenti tecnologici a disposizione.
Comprendere come si fa lo SPID significa anzitutto capire la struttura del processo nelle sue fasi sequenziali: registrazione dei dati anagrafici, verifica del documento d'identità, riconoscimento della persona richiedente e infine attivazione delle credenziali. Ognuna di queste fasi ha le sue variabili, e in questo testo verranno analizzate una per una con il livello di dettaglio che serve a chi affronta la procedura per la prima volta o deve assistervi qualcun altro.
Documenti e requisiti necessari prima di iniziare
Prima di avviare qualsiasi procedura di richiesta, è necessario verificare di avere a disposizione tutti gli elementi che gli Identity Provider richiedono in modo sistematico: un documento d'identità in corso di validità (carta d'identità o passaporto), il codice fiscale o la tessera sanitaria, un numero di telefono cellulare attivo e un indirizzo email personale accessibile in tempo reale durante la registrazione. Alcuni provider richiedono anche che il documento fotografico sia di qualità sufficiente per una scansione o una fotografia digitale, requisito che in apparenza banale causa invece una quota significativa di pratiche bloccate o rifiutate nella fase di verifica.
Il livello di autenticazione SPID si articola su tre gradazioni — Livello 1, Livello 2 e Livello 3 — ma nella pratica quotidiana quasi tutti i servizi della pubblica amministrazione richiedono il Livello 2, quello che combina la password scelta dall'utente con un codice OTP (One Time Password) inviato via SMS o generato da un'app. Il Livello 3, che prevede dispositivi fisici aggiuntivi come smart card o chiavi crittografiche hardware, è riservato ad accessi ad alto rischio e nella maggior parte dei casi non viene né richiesto né offerto come opzione standard. Registrarsi consapevoli di questo dettaglio aiuta a non creare aspettative errate sulla procedura di attivazione.
Scelta dell'Identity Provider e avvio della registrazione
Ogni Identity Provider accreditato da AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) offre condizioni leggermente diverse, e la scelta tra di loro dovrebbe basarsi su criteri concreti: la gratuità del servizio, la modalità di riconoscimento disponibile, la qualità dell'app mobile associata e il livello di assistenza post-attivazione. Poste Italiane, ad esempio, offre il riconoscimento gratuito agli sportelli postali su tutto il territorio nazionale, oltre alla possibilità di procedere tramite Poste ID app con videochiamata; InfoCert e Aruba permettono invece il riconoscimento tramite CIE (Carta d'Identità Elettronica) con lettore NFC direttamente dallo smartphone, senza bisogno di recarsi fisicamente da nessuna parte.
Una volta scelto il provider, la registrazione inizia sul portale web o sull'app del provider stesso: si inseriscono i dati anagrafici, si carica o si fotografa il documento, si sceglie una password che rispetti i requisiti di sicurezza indicati (lunghezza minima, presenza di caratteri speciali, assenza di sequenze banali) e si imposta il numero di telefono per la ricezione degli OTP. In questa fase è frequente che il sistema non accetti fotografie di documenti scattate con luce insufficiente o con riflessi: una buona illuminazione frontale, senza flash diretto, su una superficie scura riduce quasi completamente questo problema.
Modalità di riconoscimento dell'identità
Il riconoscimento dell'identità è la fase più delicata dell'intero processo, quella in cui la procedura burocratica si fa più concreta e in cui si concentrano la maggior parte delle interruzioni e dei rallentamenti. Le modalità disponibili variano da provider a provider, ma le più diffuse nel 2026 sono quattro: riconoscimento de visu presso uno sportello fisico (uffici postali, sportelli bancari convenzionati, sedi del provider), videochiamata con operatore, identificazione tramite CIE con chip NFC letto dallo smartphone, identificazione tramite CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o firma digitale qualificata preesistente.
Il riconoscimento tramite CIE è oggi probabilmente il percorso più rapido per chi possiede uno smartphone con NFC abilitato e una carta d'identità elettronica di seconda generazione; la procedura richiede di avvicinare la carta al retro del telefono, inserire il PIN associato alla CIE (comunicato al momento del rilascio dal Comune) e completare l'autenticazione in pochi minuti, senza attese né appuntamenti. La videochiamata, invece, è consigliabile a chi non ha dimestichezza con la tecnologia NFC o a chi preferisce un contatto umano durante il processo: l'operatore verifica il documento in diretta, chiede di esibire il viso e, in alcuni casi, di leggere un codice mostrato a schermo per confermare la presenza fisica. Lo sportello fisico rimane la soluzione di riferimento per chi non ha accesso a strumenti digitali adeguati o per chi ha avuto difficoltà nelle altre modalità.
Attivazione delle credenziali e primo accesso
Una volta completato il riconoscimento, il provider invia una comunicazione — via email e spesso anche via SMS — con le istruzioni per attivare le credenziali; in quasi tutti i casi è necessario cliccare su un link di conferma entro un tempo limitato (solitamente 30 minuti o un'ora) e scegliere o confermare la password definitiva. Questo passaggio richiede attenzione perché il link ha una scadenza reale: se l'email viene aperta in ritardo o il link non viene cliccato tempestivamente, è necessario ripetere il passaggio richiedendo un nuovo link di attivazione, operazione che nella maggior parte dei provider è possibile dalla propria area personale senza dover rifare l'intera procedura.
Il primo accesso a un servizio pubblico tramite SPID — ad esempio il portale INPS, il fascicolo sanitario elettronico o l'app IO — richiede di selezionare il proprio provider dall'elenco proposto, inserire le credenziali scelte durante la registrazione e confermare l'accesso con il codice OTP ricevuto via SMS o generato dall'app del provider. Vale la pena verificare, subito dopo l'attivazione, che il numero di telefono associato all'account riceva correttamente gli SMS con i codici OTP: eventuali problemi di ricezione legati a operatori telefonici o impostazioni del telefono devono essere risolti prima di trovarsi a dover accedere a un servizio in condizioni di urgenza.
Problemi comuni e come gestirli
Tra le difficoltà che si incontrano con maggiore frequenza durante la procedura per fare lo SPID, la più ricorrente riguarda il riconoscimento del documento: fotografie fuori fuoco, riflessi sulle plastifiche, pagine del passaporto scattate con angolazione eccessiva sono cause sistematiche di rifiuto automatico da parte dei sistemi di verifica. Una soluzione pratica è fotografare il documento su una superficie scura opaca, tenendo lo smartphone parallelo al documento e a una distanza di circa 20-25 centimetri, con luce naturale diffusa proveniente da una fonte laterale.
Un secondo problema frequente riguarda la mancata ricezione degli SMS con i codici OTP, che può dipendere da numeri di telefono registrati in precedenza su altri account o da restrizioni imposte da alcuni operatori virtuali sui messaggi di tipo transazionale; in questo caso è opportuno contattare il provider e verificare che il numero sia correttamente associato all'account, oppure esplorare l'opzione di passare alla generazione degli OTP tramite app dedicata anziché via SMS, opzione offerta da quasi tutti i provider come alternativa. Infine, chi assiste un familiare anziano o con bassa familiarità con gli strumenti digitali nella procedura di attivazione può valutare il percorso tramite sportello fisico con delega, disponibile presso alcuni provider e uffici postali, che permette al delegato di avviare la pratica pur richiedendo la presenza fisica dell'intestatario al momento del riconoscimento.
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