l parto naturale avviene in diverse fasi, dal travaglio alla fase espulsiva del bambino. Scopri tutto quello che c’è da sapere sul parto naturale, come avviene e quando è possibile farlo

Il parto naturale è quel tipo di parto che prevede la nascita del bambino per via vaginale, senza uso di stimoli o aiuti come la ventosa per estrarre il bambino o l’induzione delle contrazioni. Se non è stato programmato un parto cesareo, richiesto magari per la posizione del bambino, o per la condizione di salute fisica della mamma, si tratta soltanto di aspettare che il bambino nasca naturalmente, alla fine delle sue settimane di crescita nella pancia.

Come funziona il parto naturale

Parto Naturale

Il parto naturale consiste di alcune fasi, dalle prime contrazioni e dolori (con rottura delle acque) alla dilatazione, fino ad arrivare al travaglio e alla fase espulsiva, che prevede appunto l’uscita del bambino.

Dolore e dilatazione

La prima fase di un parto naturale inizia con i dolori, l’avvisaglia delle prime contrazioni, dovute alle modifiche anatomiche del collo dell’utero che si appiana e si dilata. Durante le prime fasi di travaglio le contrazioni sono solitamente sporadiche, una ogni ora circa, e si vanno intensificando man mano che si avvicina il momento del parto. I

l parto è vicino quando si arriva a una contrazione ogni 15 minuti. Per mezzo delle contrazioni, comincia la dilatazione della cervice, aprendo così il passaggio al bambino. In alcuni casi, si decide infatti di stimolare il travaglio con l’uso di diversi metodi, e in quel caso si parla di parto indotto. Quando inizia il travaglio vero e proprio, il collo dell’utero si appiana completamente e grazie a contrazioni sempre più intense si dilata fino ad arrivare a circa 10 centimetri di diametro.

In questo modo utero e vagina formano il canale del parto attraverso cui uscirà il bambino. Fino ai 4-6 centimetri di dilatazione di solito le contrazioni sono abbastanza distanziate e sopportabili.

Seconda fase: le contrazioni

È nella seconda fase del travaglio che le contrazioni diventano più dolorose e ravvicinate, e portano il collo dell’utero a dilatarsi completamente. Questa fase può durare da 30 minuti a 2 ore.

Quando il collo dell’utero si è aperto di 3-4 centimetri si può eseguire l’anestesia epidurale, che comporta l’introduzione di un anestetico locale nello spazio compreso tra le vertebre lombari.

L’epidurale è usata sempre di più per evitare i tipici dolori del parto naturale. Quando la dilatazione della cervice è attorno agli 8-10 centimetri le contrazioni possono essere molto intense e vicine tra loro.

Fase finale del travaglio

La fase finale del travaglio dura in genere da 30 minuti a due ore ed è la più difficile da sopportare, poiché tra una contrazione e l’altra non si fa in tempo a riposare. Quando il collo dell’utero è dilatato al punto da combaciare con la circonferenza della testa del bambino, inizia la fase espulsiva, ossia quella delle spinte. Il periodo dilatante ha una durata variabile da 2 a 8-10 ore.

Fase finale parto naturale

Rammentiamo che tutte le fasi del parto sono assolutamente naturali e fisiologiche, compito dell’equipe è seguire le Linee Guida che indicano la procedura che medici ed infermieri devono seguire in questo delicato momento. Solo raramente può capitare di incorrere nei casi di richiesta di risarcimento da malasanità per imprudenza, negligenza o imperizia.

Mediamente la fase di espulsione del bambino, cioè la vera e propria nascita grazie alle spinte della madre, dura da 30 minuti a due ore e inizia quando ormai il collo dell’utero si è dilatato completamente e ha il compito di far procedere il nascituro lungo il canale del parto, una struttura muscolo-mucosa, composta dalle ossa del piccolo bacino, dall’ischio e dall’ileo e nella parte dietro dal sacro e dal coccige. Nella prima fase, che dura al massimo un’ora, la vagina non è ancora distesa e la mamma non sente la necessità di spingere.

La fase espulsiva comincia quando la dilatazione è completa. Le contrazioni sono favorite dall’ossitocina, un ormone che viene prodotto naturalmente dall’organismo proprio in conseguenza degli stimoli nervosi provenienti dalla dilatazione dell’utero. Il bambino viene espulso dall’utero attraverso la vagina sia attraverso contrazioni uterine, sia tramite gli sforzi da parte della madre, che spinge.

Nel caso in cui la testa del bambino sia maggiore della dilatazione dell’utero, in questa fase, per non affaticare troppo la madre o evitare lacerazioni del perineo, si ricorre all’episiotomia.

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