Mentre il resto dell’economia sta arrancando a causa dell’impatto paralizzante del coronavirus, gli affari delle più grandi aziende tecnologiche si mantengono costanti, persino in crescita c’era naturalmente da aspettarselo, in fondo il virus non ha toccato il mondo digitale, anzi è stata proprio la tecnologia a far da padrona in questi ultimi mesi.

Smart working, didattica a distanza, videochiamate e intrattenimento: tutti ci siamo affidati ai servizi online durante il lockdown e come ben sappiamo anche la sanità ora cerca di affidarsi alla tecnologia con l’app per il contenimento e tracciamento dei positivi, Immuni.

I big della tecnologia al tempo del COVID-19

Intrattenimento durante il lockdown

Certo, è ancora presto per trarre conclusioni ma di certo il periodo di chiusura forzata ha cambiato alcune delle nostre abitudini come consumatori: spesa online, e-commerce in impennata e anche servizi di intrattenimento come Netflix o Steam. I download dell’app di Netflix sono aumentati del 66% in Italia, secondo i dati di Sensor Tower, una società di dati. In Spagna, sono aumentati del 35 percento. Negli Stati Uniti, dove Netflix era già popolare, c’era un aumento del 9 percento.

All’inizio Netflix ha persino ridotto la qualità video dei suoi flussi per alleggerire la tensione della rete internet in Europa. YouTube ha anche accettato di sospendere lo streaming di video ad alta definizione per un mese. Le chiamate vocali sul servizio di messaggistica WhatsApp di Facebook sono raddoppiate di volume, ha dichiarato. L’app Messenger di Facebook ha avuto una crescita simile.

I big della tecnologia Google Apple

Persino Google e Apple si sono unite per contrastare l’emergenza virus, cercando di creare una loro app di tracciamento da fornire ai vari stati. Sono state proprio questa app di tracciamento a scatenare però le polemiche. Il tracciamento dei contatti è il processo di identificazione dei potenziali positivi e avviene tramite delle app installate sui nostri smartphone. A

pp come quelle applicate in Cina si basano sul tracciamento del segnale mentre Immuni, l’app italiana, si basa su dei codici generati automaticamente e crittografati dal telefono e sulla connessione Bluetooth. Anche l’app di Apple e Google si baserà sul Bluetooth, incontrando così il favore dei garanti della privacy. Ma come ha rilevato un sondaggio di ExpressVPN, il 75% della popolazione americana pensa che queste app violino la loro privacy personale anche se il 45% è disposto a passarci sopra per proteggere la propria salute.

In questi giorni è al via la sperimentazione in quattro regioni di Immuni, la quale non è stata risparmiata da polemiche e ritardi.

Al di là del tracciamento dei dati per motivi sanitari, c’è da chiedersi di quali altri dati possono disporre i big della tecnologia, avendo conquistato il predominio su quasi tutti i settori della nostra vita quotidiana. Per questo motivo, molti esperti di privacy e cybersecurity spingono verso un modello più democratico di internet e per garantire un’educazione digitale a tutti, fornendo strumenti di protezione, come possono essere le VPN, o almeno garantire un accesso trasparente al mondo di internet.

Naturalmente questa per ora rimane solo una teoria, ma è indubbio che il lockdown abbia cambiato alcune nostre abitudini, rendendoci un po’ più dipendenti della tecnologia e dei suoi servizi.