Le microplastiche rappresentano un grave pericolo, perché inquinano mari e oceani e costituiscono una minaccia per la salute delle specie acquatiche, e probabilmente anche per l’uomo.

La plastica, quando termina nei mari e negli oceani, si scompone in pezzetti più piccoli per varie ragioni. Inoltre, si deframmenta anche in altre circostanze. Questi frammenti si definiscono microplastiche, ma esistono anche le nanoplastiche, che hanno dimensioni ancora più ridotte.

Sulle nanoplastiche si sa ancora troppo poco, essendo più difficili da campionare e analizzare con gli attuali strumenti. Anche per questo motivo, nel presente articolo ci si sofferma sul tema delle microplastiche: cosa sono, quali danni arrecano, da dove provengono, e cosa si sta facendo per limitarne la presenza nei corsi d’acqua e nell’ambiente in generale.

Che cosa sono le microplastiche

Le microplastiche sono dei piccoli frammenti di plastica. Il processo di scomposizione della plastica avviene per vari motivi: il vento, i raggi ultravioletti, le onde, i microbi, le altre temperature, ecc.

A contribuire alla sua frammentazione in particelle, è anche la presenza degli additivi chimici utilizzati per la produzione dei vari oggetti in plastica.

Questi frammenti si trovano sparsi nell’ambiente, e di conseguenza anche nei fiumi, nei laghi, nei mari e negli oceani, per varie ragioni.

Che cosa sono le microplastiche

Uno dei motivi, è che all’interno degli ambienti acquatici la plastica è già presente in tantissime forme: piccole sfere, sacchetti, materiale di imballaggio, recipienti, polistirolo, rivestimenti da costruzione, attrezzi per la pesca, ecc.

Un altro motivo, deriva dal fatto che una buona parte di microplastiche (e di nanoplastiche) elude i sistemi di filtraggio utilizzati per il trattamento delle acque, e di conseguenza va a finire nei corsi d’acqua.

Perché le microplastiche sono dannose

Come mai le microplastiche risultano essere dannose? Perché sono nocive per la salute delle specie animali che vivono in acqua, e probabilmente anche per gli esseri umani.

I pesci e il resto della fauna acquatica, inconsapevolmente o per sbaglio, ingurgitano una grande quantità di microplastiche, e questo può procurargli problemi di salute, accusando difficoltà respiratorie e di riproduzione, ma anche altri danni rilevanti.

Inoltre, alcune specie marine che ingurgitano microplastiche vengono pescate e mangiate dall’uomo. In più, sono presenti anche all’interno dell’acqua potabile.

Per capire con esattezza gli effetti di questi frammenti di plastica sulla salute dell’uomo, però, occorrono altri studi. Probabilmente, tra le altre cose, possono interferire con il sistema endocronico delle persone, causando alterazioni genetiche.

Da dove derivano le microplastiche

Più plastica si produce, e più questo materiale inquina l’ambiente. E in molti casi termina anche in mare, con tutti i danni che ciò comporta.

Il problema della plastica nei mari e negli oceani è stato collocato dall’UNEP (il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) tra le sei emergenze ambientali più gravi.

Da dove derivano le microplastiche

Le microplastiche si trovano in molti corsi d’acqua, anche se esistono differenze significative in termini di quantità tra le varie aree del globo. Da questo punto di vista, c’è da dire che il nostro mar Mediterraneo è tra quelli che risultano nella situazione peggiore.

Ma da dove provengono le microplastiche presenti in mare? Da vari prodotti e oggetti, tra cui:

  • Cosmetici: negli anni novanta hanno iniziato a inserire delle microsfere di plastica all’interno di alcuni detergenti, nei dentifrici e anche nelle schiume da barba. Negli anni duemila, alcuni controlli hanno appurato la presenza di queste microsfere nell’ambiente, e anche nei sistemi idrici. Pertanto, sono presenti anche nell’acqua di rubinetto di casa.
  • Tessuti sintetici: sono una significativa fonte di microplastiche, e alcuni controlli hanno accertato che quelle provenienti da questi tessuti si trovano anche nelle acque di scarico, per esempio quella prodotta dalla lavatrice. Di conseguenza, finiscono nell’ambiente acquatico. Questo perché, come spiegato in un precedente paragrafo, anche se le acque vengono depurate, alcune particelle di plastica sfuggono al filtraggio.
  • Pneumatici e mobilità: gli pneumatici, nella loro parte esterna sono composti da polimeri sintetici mischiati con la gomma e altri elementi. Per via di ciò, lo sfregamento delle ruote dei veicoli da strada sull’asfalto produce una quantità significativa di microplastiche, che poi vengono in parte trasferite in mare attraverso l’azione del vento e della pioggia. Inoltre, i cartelli stradali, che sono ottenuti con la termoplastica, rilasciano anch’essi microplastiche, a causa degli agenti atmosferici.
  • Navi, barche e attività di pesca: malgrado un accordo internazionale del 1988 che vieta ai pescherecci di lasciare in mare scarti di plastica e reti, una ingente quantità di microplastiche negli ambienti marini è proprio il frutto della navigazione e della pesca.

Cosa si sta facendo contro la presenza delle microplastiche

Il problema delle microplastiche nei mari, negli oceani e nell’ambiente in genere è un argomento sul quale le istituzioni di molte parti del mondo non sono rimaste indifferenti.

Per esempio, nel 2015 il contrasto all’inquinamento marino è diventato uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Non solo: contro la plastica esistono anche diversi provvedimenti da parte dei singoli stati, e dell’Unione Europea.

Strategia eu contro la plastica

Proprio in relazione all’UE, degno di nota è il piano per la riduzione dei rifiuti plastici della Commissione Europea, con lo scopo di rendere riciclabili entro il 2030 tutti i rifiuti di plastica che vengono prodotti nei territori comunitari, aumentandone anche il riuso.

Inoltre, in molti paesi europei è stato introdotto l’uso dei sacchetti biodegradabili nei supermercati e nelle attività commerciali, in sostituzione di quelli tradizionali di plastica.

Sono state prese iniziative importanti anche in Cina, negli USA, e in altre aree del globo.

Resta da capire quale impatto avranno le varie misure adoperate, nel lungo periodo.

In conclusione

La questione delle microplastiche è fonte di grande preoccupazione. Infatti, come evidenziato nel corso di questo articolo, le particelle di plastica possono interferire con la salute degli animali acquatici, e probabilmente anche dell’uomo.

La plastica è un elemento molto inquinante, ma è presente nei cosmetici, sugli pneumatici, sui cartelloni stradali, su alcuni indumenti, e altrove.

A causa di vari fattori, diverse microplastiche si ritrovano nei corsi d’acqua, inquinando i mari.

I pesci, i molluschi e altre specie marine ingurgitano quantità significative di queste particelle. Alcune microplastiche sono anche presenti nell’acqua dei rubinetti di casa.

Le istituzioni, da più parti del mondo, stanno cercando di porre rimedio alla questione delle microplastiche, ma per ora siamo ancora molto lontani dalla risoluzione del problema.